venerdì 16 gennaio 2009

SUGLI ONORI E SUGLI ONERI


Nel momento in cui dei lavoratori che svolgono un servizio pubblico, protestano "al di fuori delle regole" possono scattare nei loro confronti sanzioni disciplinari e multe; e se i disagi non sono dovuti ai lavoratori, chi paga?


E' indubbio che chi svolge un servizio pubblico ha responsabilità maggiori ad un lavoratore qualsiasi ma come sappiamo, le responsabilità rappresentano "oneri", e gli "onori" dove sono? Stavolta nel mirino sono finiti i lavoratori di terra (operai) di Alitalia Airport coi loro "privilegi"ed i loro stratosferici stipendi. Ora, non sia mai che si paragonino questi lavoratori con professioni di ben più elevata utilità o responsabilità ma, almeno il rispetto dell'articolo 36 della Costituzione, giusto in via eccezionale (si rischia l'irritazione degli adepti della setta del mercato), trattandosi di lavoratori con maggiori obblighi, non si potrebbe fare "uno strappo alla regola" e rispettare la Costituzione?

giovedì 15 gennaio 2009

CREDIBILITA E LEGITTIMITA' DELLE ISTITUZIONI: CHI DEVE PAGARE IL CONTO DI ALITALIA

Oltre 2 anni fa, 4 operai morirono bruciati in uno stabilimento della Umbra Olii e l'azienda ha chiesto 35 milioni di euro all'unico superstite ed ai famigliari degli operai morti come risarcimento danni, poichè, secondo l'azienda, l'incidente secondo l'azienda è stato causato dagli operai che "usarono il saldatore che era vietato per are più in fretta"; piccola riflessione generale: se si lavora più in fretta si può anche aumentare la prduttività?

Mettiamo ora da parte il caso specifico e manteniamo però il principio, così come dovrebbe fare "el castigator" Brunetta che, in vicende del genere si giocherebbe totalmente la sua credibilità cosa che comunqu e fa anche tacendo.

Come già riportato
precedentemente, in un'intervista rilasciata a L'Espreso, anche il commissario Fantozzi ha giudicato "strano" che nessuno abbia dato un'occhiata ai conti ed alle spese di Alitalia prima della dichiarazione d'insolvenza poichè "teoricamente lo potevano fare tutti, il ministero, la Consob, l'Enac... "; in questo caso, come nella peggiore italica tradizione della gestione della "cosa pubblica", il principio, sembra proprio essere un altro.

Domanda: a voi sta bene?
Si?
Cazzi vostri. A me assolutamente no, appartengo a ben altra scuola di pensiero.






Se un'azienda è stata distrutta, se un comparto strategico per la vita del paese è stato dilaniato e l'intero Paese è stato ridicolizzato a livello planetario, i responsabili di ciò devono innanzitutto pagare e per intenderci, non si parla di qualche "multina" ma dei miliardi di debiti ultimamente scaricati sulle spalle dei contribuenti. Giusto per iniziare. Il commissario Fantozzi ha detto che chi poteva controllare, chi poteva intervenire non l'ha fatto. Perchè non l'hanno fatto? Ripeto: perchè a fronte di una costosissima farsa ultradecennale, non si sono fatti i controlli che andavano fatti? Perchè chi doveva controllare come venivano spesi i soldi dei contribuenti e degli azionisti, non ha fatto il proprio lavoro come lascia intendere il commissario Fantozzi? Perchè chi doveva controllare non ha fatto il proprio dovere per cui tra l'altro è lautamente pagato?
Una porcata tra tante?
Si tratta solo di incompetenza, di incapacità, di inettitudine o c'è qualcosa di peggio e di ben più grave, come lascia intendere l'onorevole Baccini "appena" 12 anni fà? Si tratta veramente, come ha scritto Piero Ostellino in un solitario editoriale dello scorso novembre, "di una delle più colossali porcate prodotte nel dopo-guerra dall'intreccio fra politica ed affari"? Non è che dobbiamo cominciare a mettere il nome di Alitalia accanto a quello Eni-Petromin e a quello di tutte le altre porcate che hanno segnato la storia del nostro Paese negli ultimi 30 anni?
Dubbi
Ci sono "dubbi" molto gravi sulla vicenda Alitalia ed a fronte di ciò i media hanno speso saturato i testicoli degli italiani con le storielle su esuberi, privilegi, bassa produttività ed alto costo del lavoro; si è trattato solo dell'operato di giornalisti (o pseudo tali)inesperti del settore, di incompetenti o c'è di peggio? Non è che qualcuno ha usato i media per convincere (plagiare) gli italiani in merito alla vicenda Alitalia? Non è che è stato condizionato il titolo Alitalia in borsa? Non è che si è condizionata la borsa? Non è che per caso, sono state condizionate le istituzioni, non è che per caso, è stato condizionato lo Stato? I dubbi, molto forti, ci sono.
A chi il conto?
Certo è che i miliardi di debiti di Alitalia sono anche frutto di "signorilità" di chi aveva il potere decisionale e di chi doveva controllare ed invece ha permesso che ciò avvenisse per anni.
E' giusto che ora paghino di tasca loro scucendo fino all'ultimo centesimo e nulla importa se piangeranno perchè per anni a piangere sono stati e saranno onesti lavoratori rei di aver fatto bene il proprio dovere in un paese in preda ad una squallida puttanizzazione etico morale e, sono migliaiai i lavoratori con stipendi da fame sulla cui dignità si è fatta la cresta ed è stata offesa in ogni dove.
Le istituzioni ora devono decidere se stare dalla parte di questi signori o dalla parte dei cittadini, dalla parte dello Stato e, sarà proprio la reazione delle istituzioni a svelare l'entità l'ennesima immane porcata si è consumata. O a delegittimare le stesse istituzioni.

mercoledì 14 gennaio 2009

FERMATE IL SOLDATO WALTER

Roma, 9 gen. (Adnkronos) - Quella di Alitalia e' "una vicenda agghiacciante". Cosi' Walter Veltroni torna a sottolineare la gestione, considerata fortemente negativa, della vicenda Alitalia da parte del governo. "Quella cosa fatta in nome della italianita', ha portato alla svendita di Alitalia".

Io ho messo insieme Roberto Colaninno

e Guglielmo Epifani





Si, a parlare è lo stesso Veltroni che 3 mesi fà si vantava di aver "messo insieme Roberto Colaninno e Guglielmo Epifani" nell' interesse di tanti lavoratori e del paese; peccato per quei 9.100 esuberi e per i 3-4mila precari che l'hanno presa nel c... ehm, saccoccia, a causa della "nanizzazione" di Alitalia prevista dal piano CAI, poichè, come sappiamo, la storiella degli esuberi è una favola comoda per coprire chi sa cosa.


Forza CAI
Viste le attuali dichiarazioni di Veltroni, è comunque giusto ricordare anche quelle del ministro ombra del Pd, nonché figlio del presidente Cai, Matteo Colaninno: "«Io ho sempre espresso grandi riserve verso opzioni altamente rischiose in un mercato come questo», ma ora la realtà è questa e «faccio tantissimi auguri a Cai e a questo punto tifo per Cai»". Il PD ha perso le elezioni ma, se le avesse vinte, sarebbe stato questo il ministro incaricato della vendita di Alitalia? Chi sa, magari avrebbe delegato qualcun altro (come dimenticare il vertice Letta - Letta?).

Logica deduzione è comunque che si è aperta la (ennesima) crisi del governo ombra del Pd (e probabilmente anche esistenziale dello stesso Veltroni) poichè non risultano essere conciliabili le accuse di svendita (alla CAI) con il “tifo” e gli auguri per CAI; le posizioni tra Veltroni ed il “suo” ministro ombra dell’economia (designato capolista dallo stesso Veltroni alle scorse elezioni politiche) sono inconciliabili e le cose non sarebbero andate meglio se fosse andata in porto la
candidatura con il PD di Alessandro Benetton (presente nella cordata CAI attraverso Atlantia S.p.A., società che a sua volta controlla la Società Autostrade), candidatura a onor del vero, smentita dallo stesso Veltroni e sull'attendibilità della smentita, ciascuno giudichi in cuor suo.

Larghe intese

Certo sono tempi difficili per Veltroni (cosiddetto compagno Bilderberg nonchè ennesima Legion d'onore) che riesce benissimo a scoraggiare gli italiani sulla possibilità che in Italia esista un'alternativa a Berlusconi; malgrado tutto, a crescere nei sondaggi è infatti Berlusconi; vero è che i sondaggi si basano sulla statistica e quindi sono facilmente manipolizzabili tant'è che anche se aumentano le preferenze in termini percentuali, diminuisce il numero dei votanti; aggiungiamo la legge elettorale attuale e voilà, la repubblica delle banane è servita.

Provaci ancora Walter?

(Magari basta cambiare lavoro...)

Non vogliamo certo accanirci contro il buon Veltroni, lui la buona volontà ce la mette, basti pensare alla sua battaglia per i precari che lo portò a dire che "l'Internazionale socialista deve cambiare. I precari vengono prima degli operai"; ricordo anche commento di un operaio precario: "che cazzo sta dicendo?"; il buon Walter evidentemente ignorava che il precariato è una forma di lavoro mentre gli operai sono una categoria di lavoratori per cui è palese la fesseria detta da Veltroni.



Lo stesso vale per un altro cavallo da battaglia delle campagnia elettorale di Veltroni: uno stipendio minimo di mille euro per i precari; peccato che la "forma di lavoro" precariato non può per legge portare a trattamenti (anche economici) diversi rispetto al lavoratore a tempo indeterminato e che la Costituzione italiana con l'articolo 36, riconosce che "il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa"; chi pensa che ciò sia possibile con mille euro al mese alzi la mano.

La proposta di Veltroni è quindi al ribasso rispetto a quanto previsto dalla Costituzione italiana (e che evidentemente Veltroni sconosce) e penso sia molto poco rassicurante sapere che Veltroni ed il PD assieme al Berlusca ed ai "compagni di pizzini" del PdL possano riscrivere la Costituzione.

lunedì 12 gennaio 2009

E LA CHIAMA “GRANDEUR”

In una recentissima intervista rilasciata al settimanale l’Espresso, il commissario straordinario di Alitalia professorAugusto Fantozzi ha dichiarato che “Alitalia è morta di grandeur”.


E’ palese che il commissario
Fantozzi, pur essendo cavaliere della Legion d’Onore (onorificenza che condivide con altri italiani e viene da pensare che siano pure troppi) debba avere le idee alquanto confuse sul concetto di “grandeur”, strettamente legato ad "une certaine idée de la France" (una certa idea della Francia) del Generale Charles de Gaulle; in Francia se si parla di Generali si pensa a De Gaulle, in Italia invece si pensa all’inettitudine di Luigi Cadorna (basti pensare a Caporetto) o “all’ operato” del Generale Francesco Mazza in occasione del terremoto di Messina (che portò alla coniazione del detto “non capire una mazza”).

Certo che a parlare di grandeur coi vertici di Alitalia (in carica tra il 2000 ed il 2007, per il periodo successivo dovrebbe avere effetto la manleva) indagati, ce ne vuole di fantasia.




De Gaulle e la grandeur



Secondo De Gaulle la francia doveva riconquistare una posizione di primo piano in tutti i settori: dall'economia alla cultura, dalla politica alla "Force de frappe" delle sue armi nucleari passando per i “gioielli” dell’industria (Mirage, Concorde e TGV per citarne alcuni); l'esprit de grandeur rappresentava un motivo in più per spingere la popolazione francese a fare della Francia un paese degno del suo passato; si tratta di un orgoglio nazionale ben lontano dal pensiero della classe dirigente italiana che ben rappresenta un Paese dove spesso anche parlare di “dignità nazionale” appare eccessivo.



Grandeur e "nanismo",

sovranità nazionale e abdicazione


L’espirit de grandeur sostiene un’Europa delle nazioni imperniata sull'asse franco tedesco mentre anche recentissimamente, il Presidente Napolitano ha

espresso il suo no alla retorica degli interessi nazionali all’interno della UE; i risultati si vedono: i debiti di Alitalia sugli italiani, i “patrioti” rivendono immediatamente (ma ce li avevano i soldi da dare a Fantozzi?) un pacchetto azionario ad Air France che ne fa il principale azionista e tra gli cui azionisti di Air France, c’è lo “Stato Francese”.


In Francia, dove evidentemente la classe dirigente è di ben diversa pasta rispetto a quella di "un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio" (tra cui cocaina e prostitute), proprio perché il trasporto aereo viene considerato strategico per il Paese, Air France fa parte del fondo sovrano francese voluto di Sakozy, fondo sovrano che ha come azionisti la Caisse des Dépotes ed Consignations (CdC) al 51% ed il Tesoro francese al 49% e quindi pubblico al 100%; questo fondo vede coinvolte Accor, Veolia, Alcatel Lucent, Renault, Chantiers de l'Atlantique, Thales, Safran e per l’appunto Air France.


In Italia invece si privatizza, si vende, si svende e si regala tutto ciò che è pubblico e che è stato pagato (è pagato e sarà pagato) coi soldi di tutti i cittadini italiani e a beneficiare di questo “modello economico” sono sempre gli stessi soggetti che tengono le mani un po’ ovunque; lo Stato “vende”e loro comprano.





La triplicazione dei costi


Tornando all’intervista pubblicata su L’Espresso, il commissario Fantozzi usa il termine “grandeur” riferendosi al fatto che “Alitalia pagava tutto il triplo” e se sentite rumori strani, sarà De Gaulle che si rivolta nella tomba (al pari di Berlinguer, Almirante, etc. etc.); Fantozzi parla di costi triplicati, di sprechi e di “una gestione troppo signorile” scaricando la responsabilità sui privilegi di tutti: dei dipendenti, degli appalti, dei fornitori del carburante...".Già, ve li ricordate gli stipendi dei dipendenti, vero?


Esuberi, stipendi, produttività:


anni di menzogne agli italiani


Tranne qualche rarissimo articolo, per i media i dipendenti di Alitalia erano tutti pagati a peso d’oro, producevano poco e costavano troppo. Peccato che come già detto, nella “Relazione sulle cause dell’insolvenza di Alitalia”, non se ne parli più anche perché, è oramai chiaro da diverso tempo che erano solo balle con cui prendere in giro gli italiani, siano essi azionisti, contribuenti, passeggeri, lavoratori, etc.



L'insospettabile crisi di Alitalia

Un’altra “delicatesse” nell’intervista è la risposta che Fantozzi da alla giornalista che giudica “strano che non si sia indagato prima”; Fantozzi infatti risponde "Sì. Teoricamente lo potevano fare tutti, il ministero, la Consob, l'Enac... Ma la dichiarazione d'insolvenza è stato il campanello d'allarme più forte"; già, chi prima dello scorso settembre, chi avrebbe mai potuto immaginare che Alitalia andasse male e che ci fossero sprechi.





"...con questo sistema di compagnia le spese vengono moltiplicate per tre....se lei rilascia biglietti di favore a valigie perchè si deve mettere dalla sua parte tutti i sistemi, il sistema dei giornalisti, il sistema dei magistrati, il sistema dei politici..."; il "sistema dei giornalisti": ero convinto ci fosse l'ordine dei giornalisti, non sistema e lo stesso discorso vale per la magistratura. Ma come ha scritto qualcuno: "succede".



C’è voluta una denuncia del Codacons e la dichiarazione d’insolvenza da parte di Alitalia per far si che la Finanza andasse a prelevare i bilanci di Alitalia degli ultimi 10 anni (disponibili da anni su internet al pari dei bilanci di Air France, di British Airways, di Iberia, di Lufthansa, etc. etc.).
Peccato che da oltre 10 anni sono depositati atti ufficiali alla Camera nei quali si fa riferimento alla volontà di far fallire Alitalia per smembrarla e rivenderla, ma questi sono dettagli!



Investire in borsa?




Che dire dell’aspetto “azionario” della vicenda, con il titolo Alitalia che si impennava o che crollava a seguito delle dichiarazioni dell’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi ripreso pure da Luciana Litizzetto che in televisione spiegò come vendere una Panda usata; come ha fatto a lavorare per la Goldman Sachs uno a cui deve dare lezioni anche la Litizzetto?


Poteva Berlusconi essere da meno e tacere? Chi giurerebbe che il titolo Alitalia sia stato insensibile alle sue esternazioni?

Sarebbe interessante anche sapere perché le trattative per la privatizzazione/vendita di Alitalia non siano state gestite in prima persona dai vari ministri del tesoro che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni ma dai sottosegretari Tononi e Letta, entrambi con un trascorso alla Goldman Sachs, il cui Managing Director Jim O'Neill
dichiarò qualche annetto fa che all’Italia restavano da offrire “solo cibo e un po' di calcio interessante”; infatti meno di un anno prima, Athena PIKco, società lussemburghese formata da 5 fondi di private equity promossi dalla stessa Goldman Sachs aveva acquistato da Tronchetti Provera la Pirelli Cavi che prende oggi il nome di una delle società acquirenti, la Prysmian che quindi è indirettamente controllata da Goldman Sachs.

E’ inopportuno chiedersi cosa volesse dire l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga quando gli venne chiesta la sua opinione su un eventuale incarico come Presidente del Consiglio a Mario Draghi, ex Goldman Sachs?

ALITALIA: CREDITORI & CURIOSITA’

Scorrendo l’elenco dei debiti di Alitalia (1), almeno per noi poveri profani di trasporto aereo & finanza, le sorprese non mancano e magari sarà la fretta, sarà la superficialità con cui si scorre l’elenco, davanti a qualche dato non si non si può restare perplessi e, diciamolo pure, non può non scappare qualche ironica riflessione: ad Alitalia non servivano tutti quei manager pagati a peso d’oro e nemmeno tutte le costosissime consulenze esterne ma più semplicemente un intervento dell’Anonima Alcolisti dato che tra aziende vitivinicole, vinicole e liquorifici vari, Alitalia deve ancora scucire qualcosa come 400mila euro e questo potrebbe essere uno (sottolineo "uno") dei motivi per cui da anni si parlava di esuberi assolutamente inesistenti, di bassa produttività ed alto costo del lavoro (infatti il commissario Fantozzi non ne ha parlato più nè nella sua "Relazione sulle cause dell'insolvenza di Alitalia" e nè nella sua ultima intervista pubblicata su L'Espresso dove ha parlato di sprechi e di "Grandeur" (????!!!!).

Uno dei leit motiv ricorrenti è che Alitalia se la sono mangiata ma a questo punto potremmo anche parlare di “Alitalia da bere”, specialmente se aggiungiamo i 574.505 euro che l’azienda deve ancora pagare alla Coca Cola HBC Italia Srl; anche le bollicine possono dare alla testa, specialmente se come asserisce Il Giornale, Alitalia pagava cifre tra i 7,5 ed i 40 euro per bottiglia di Coca Cola che al supermercato costava 85 centesimi.


Oltre all’Alitalia da bere, c’è quella da leggere e qui tra i tanti troviamo il Gruppo Editoriale L’Espresso con un credito di 667.563 euro, RCS Quotidiani S.p.A. con 293.333 euro ed R.C.S. Pubblicità S.p.A. ( e se “spulciamo” tra l’azionariato e sulle partecipazioni rilevanti, ci ritroviamo tra gli altri Banca Intesa, Benetton e Mediobanca) con 202.011 euro; Il Sole 24 Ore S.p.A. è a quota 179.251 euro, la Società Europea di Edizioni S.p.A. (Il Giornale), Mondatori Pubblicità a 83.238 euro, Libero Coop.va Editoriale Libero a 68.149 euro, La Stampa -Industria Grafiche S.p.A. a 29.754 euro, Il Messaggero S.p.A. si scende a 15.069 euro ed Il Tempo S.R.L. ad appena 589 euro.
Bisogna ammettere che un dubbio è sorto: questi “soldini” alla carta stampata, sono dovuti per pubblicità o per i quotidiani che venivano distribuiti sugli aeromobili? I crediti vantati da RCS Quotidiani S.p.A e da R.C.S. Pubblicità S.p.A fanno ipotizzare ad entrambe i motivi.

Tra i creditori troviamo anche Obiettivo Lavoro S.p.A. con 11.911 euro e c’è una certa curiosità di sapere cosa riserva in futuro il trasporto aereo italiano a questa società.


Il piatto forte però sono però le banche e le sorprese per chi è profano non mancano di certo e di seguito ne riportiamo qualcuna:
Mediobanca è a quota 39.391 euro, Unicredito Italiano S.p.A. 1.223 euro, Banca Intesa 1.118 euro Banca di Roma s.p.A. 152 euro, il Monte dei Paschi di Siena è a quota 143 euro, l’Istituto Bancario di Torino S.p.A. 91 euro, la Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 78 euro, la Banca d’Italia 65 euro, Banca Finnat Euramerica S.p.A. e Citybank N.A. sono a quota 52 euro, Bibop Carire S.p.A. (gruppo Unicredit) 39 euro, la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza a 26 euro, il Banco di Sicilia S.p.A. a 13 euro, il Banco di Desio e di Brianza a 12 euro

Se stanno così le cose e se consideriamo che il “salvataggio” di Alitalia costa agli italiani qualcosa come 100 euro a cranio, vuol dire che io che scrivo, tu che leggi e quei pirla che vengono a curiosare dentro al mio pc (2),
spendiamo per il “salvataggio” (requiem per la compagnia di bandiera, il salvataggio è per "altri") più di quanto la stessa Alitalia debba alla maggior parte delle banche.


(1) Relazione sulle cause dell’insolvenza - Allegato 6 – Stato passivo ed elenco creditori di Alitalia Linee Aeree Italiane SPA

(2) n.b. non sono "attratto dai maschietti", si valutano sorelle, mogli e figlie!

giovedì 8 gennaio 2009